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| La
pista é mia mia e mia |
| (di
Daniel Canuti) |
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Traduzione
di Edith Bendicente
Documento originale tratto da: pubblicato in spagnolo
in revista Club di tango, Bs As.
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. . . Delen!
que la luna se ha parado
para el tango ver bailar . . .
Delen!
que el mosaico está pidiendo
quien lo sepa taconear . . . |
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.
. .Alè!
che la luna si è fermata
per veder ballare il tango. . .
Alè!
che le piastrelle chiedono
di qualcuno che le sappia pestare. . .
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(De
punta y taco, Eifel Celesia e Roberto Grela) |
Nel tango, riguardo gli aspetti strettamente
legati alla danza, le basi fondamentali che regolano
i movimenti non sono molte come può apparire
nei primi mesi di apprendimento. Sono poche, molto
poche e sempre quelle che si applicano nella maggior
parte dei casi: dal passo più semplice, nella
traslazione e rotazione o in ognuno dei movimenti
che proviamo a fare.
Non intendiamo parlare sul come camminare, come
gestire il peso, come rapportarci col compagno,
come abbracciarci, come stare in piedi, come marcare,
come flettere le gambe o usare il nostro torso,
dove mettere il braccio sinistro o la mano destra,
bensì su come balliamo e come gestiamo quel
incontro con gli altri nella milonga.
Per quel che riguarda il tango come motivo d’incontro
tra più persone (non solo due) in un posto
adibito al ballo, gli elementi che aiutano a rendere
l’incontro confortevole sono molti e diversi,
sono sottili, non appartengono specificamente alla
danza e, sopratutto, sono spesso trascurati in quanto
apparentemente poco significativi.
Dire che la pista di ballo è uno spazio condiviso
da tutti e che il senso del ballo e antiorario e
una ripetizione che forse non è mai di troppo,
ma ci sono altre cose che meritano un commento.
Il flusso delle coppie impegnate nel compás
(tempo musicale) sulla pista fa si che spontaneamente
alcuni ballerini ballino quasi inevitabilmente nella
zona centrale della pista e altri nella periferia.
La periferia è più impegnativa dato
che non c’è posto per le fermate involontarie
della coppia (dovute per esempio al non riuscire
a risolvere una situazione immediatamente), neanche
per le fermate volontarie di una coppia che vuole
realizzare una "figura" pur senza traslazione
laterale. In entrambi i casi si blocca il ballo
–almeno per alcune coppie che si trovino in
quella zona della pista– s’interrompe
l’armonia della quale possono godere più
coppie ballando e nonostante si possa dire che quelle
due persone ballano, lo fanno senza prendere in
considerazione le restanti coppie.
Al centro della pista, nel caso in qui questa non
sia veramente piena, possono realizzare "figure"
sul posto, complete e vistose, così i ballerini
possono volontariamente occupare questa zona per
le figure ceh occupano posto e tempo e condividerla
con quelli che ancora non si sentono abbastanza
sicuri per ballare nella periferia e mantenersi
in essa, o condividerla con quelli che hanno bisogno
di spiegare un passo al partner . . . anche se meglio
sarebbe seguire il consigli del tango, " .
. .dejá que hable por vos la milonga en sus
floreos . . .", .", (Bailongo de los domingos,
de Arona y Francisco García Giménez)1
. . . "lascia che parli la milonga per te coi
suoi disegni . . .", (Il ballo delle domeniche,
di Arona e Francisco García Giménez)1
Quanto detto non costituisce una regola rigida,
con prudenza, si balla anche percorrendo direzioni
radiali, sebbene non è conveniente tornare
dal centro al punto stesso di partenza nella periferia
in quanto comporterebbe ancora il rischio di alterare
il flusso degli altri ballerini.
. . . en las cuartas no me
enriedo,
y si bailando, mi china
da un tropezón la sostengo
con la izquierda y antes
que el paso me pierda
pego el tirón . . . |
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"
. . . nelle quarte non mi aggroviglio,
e se ballando la mia donna
inciampa io la reggo
con la sinistra e prima
che lei mi perda il passo
do lo strappo . . ."
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(Bailando
en lo de La Vasca, Carlos Mauricio Pacheco
e Antonio Reynoso, 1906) 2 |
La flessibilità nel rapporto delle nostre
intenzioni e quelle degli altri è molte
volte tanto importante quanto la ricercata flessibilità
per il nostro corpo: Il ballerino che guida (in
genere l’uomo) e si dispone a proporre un
movimento, ha bisogno della flessibilità
immediata di poter sospendere il suo proposito
se lo spazio o il ritmo musicale che fino un secondo
prima lo favorivano adesso glielo impediscono;
è considerato gentile invece di portare
a termine la sua voluta "figura" indifferentemente,
con ritmo o senza ritmo, con o senza urti, di
sospenderla, almeno in quel momento del ballo
e al limite concedersi il gusto di riproporla
in un’altro momento.
A volte non è conveniente indurre al ballerino
guidato (in genere la donna) a compiere azioni
che possano urtare agli altri, come sono i boleos
alti. Questi, in una pista affollata possono farsi
bassi, corti e disegnati ugualmente in modo corretto.
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. . . si vas a los bailes,
parate en la puerta,
campaneá las minas que sepan bailar,
no saqués paquetes que dan pisotones,
que sufran y aprendan a fuerza ´e
planchar . . .
. . . se vai ai balli, fermati alla porta,
osserva quali sono le donne che sanno ballare,
non invitare pacchi che diano pestate,
che soffrano e imparino di tanto fare tappezzerie.
. .
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(Seguí
mi consejo, Eduardo Trongue e Salvador Merico)3 |
La donna molte volte reagisce con boleos alti, pericolosi
e che richiedono molto spazio, persino quando
il compagno non l’ha indotta a farli con
quella intensità. Molte volte la voglia
di esprimerci e di usare tutte quelle possibilità
ci porta a usarle nei momenti non opportuni.
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. . . seguime en el vaivén
del tango embriagador . . .
seguime en el tanguear
vibrando de ilusión . . . |
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. . . seguimi nel dondolio
del tango inebriante . . .
seguimi nel tangare
vibrando d’illusione . . .
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(La
Viruta, Julián Porteño e Vicente
Greco, 1912)4 |
Un’altra causa d’insoddisfazione in
pista è costituito dall’anticipare
i movimenti da parte della donna. Questo non solo
infastidisce chi guida ma provoca anche incidenti
dato che chi sta guardando quando e in quale direzione
muoversi è l’uomo.
. . .una negra media conga
bailando con un chabón
le dio al Loco un pisotón
propiamente en el juanete.
Si Santillán no se mete
El loco, el Loco le da un piñón
. . .
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. . .una nera un
po’ conga
ballando con un pirla
diede al Matto una pestata
precisamente nel durone.
Se Santillán non interviene
Il matto, il matto le da una pugno. .
.
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(Un
baile a beneficio, J. Caviello e J. Fernández)5 |
Tutto quanto abbiamo detto
va a favore del buon clima della milonga, così
come si può anche dire a proposito di come
ci mettiamo in relazione con l’orchestra di
turno e col tango in particolare che sta suonando.
Possibilmente, non tutti i movimenti, non tutti
i tipi di sacadas, non tutti i tipi di boleos, non
tutte le corridas sono adatte per tutte le orchestre.
Discriminare questo aiuterà il ballerino
a scoprire spontaneamente gruppi di passi e movimenti
che non solo si adeguano al proprio corpo e a quello
della sua compagna ma sono anche adatti per una
certa orchestra e gruppi di passi e movimenti che
sono adatti per un’altra orchestra. (Quest’ultimo
paragrafo può rileggersi sostituendo la parola
orchestra con abbraccio).
Il risultato è che ,attraverso il proprio
personale percorso, si arriva alla conclusione che
mi commentò un milonghero di lunga esperienza,
" . . . quasi tutti i tanghi sono belli ma
non siamo obbligati a ballare automaticamente con
tutte le orchestre per il semplice motivo che si
tratta di una orchestra di tango e noi balliamo
tango . . .", e se inoltre il DJ è prevedibile,
troveremo i momenti in cui balleremo con le nostre
orchestre preferite e altri nei quali non balleremo.
L’abbraccio può essere fatto in molti
modi per cui definirlo in modo univoco sarebbe sbagliato,
ancor di più oggi che il tango evolve nuovamente
e sebbene c’è il pericolo che diventi
neutro e senza personalità è comprensibile
che la sua essenza si trasformi pur mantenendo la
propria radice. D’altronde e anche vero che
oggi permette più libertà che il ballo
delle decadi precedenti e che la quantità
di varianti che offre nei movimenti è aumentata
negli ultimi anni, sempre che gli spazi lo consentano.
Riguardo l’abbraccio e necessario segnalare
che i cambiamenti bruschi delle distanze (a volte
anche eseguendo una sosta) durante il ballo non
solo può essere sgradevole per il compagno
ma sorprendono le altre coppie vicine, provocando
urti e infastidendo. L’uomo balla, e fa ballare
la donna, che a sua volta balla per conto suo mettendo
il meglio di se. Ma in più l’uomo è
il responsabile dello spazio in pista, deve guardarsi
il più possibile attorno, o, per meglio dire,
deve tenere il polso di quello che sta accadendo
in torno a se; per avere questo controllo si aiuta
con la vista, con la sensazione della musica che
sta suonando, con l’atmosfera della pista,
col conoscimento intuitivo, ecc. I bravi ballerini,
sebbene possono essere imprevedibili quando propongono
qualcosa di simpatico o di innovativo alla sua compagna,
sono molto prevedibili nei confronti delle altre
coppie e riguardo a come useranno la pista in genere.
Irrompere con movimenti inaspettati come fermarsi
o allargare l’abbraccio on modo brusco per
fare una "figura" o precipitarsi ad attraversare
parte della pista in un senso che non sia quello
di ballo no è la cosa più prudente.
E’ segno di educazione rispettare il livello
di ballo del compagno, se un ballerino "sa
di più", è giusto supporre che
sa anche rendersi conto di piú, con lo scorrere
dei primi compàs, delle possibilità
del compagno e non proporgli (ne chiedergli) passi
e figure che inevitabilmente finiranno in disagio
per gli altri (bloccando la pista) e in disagio
per loro stessi.
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.
. .decís que un tango rante
no te hace perder la calma . . .
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. . .dici che un tango
rante
no ti fa perdere la calma . . .
(N. della T: da “atorrante”
= poco afezzionato
al lavoro)
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(Muchacho,
Celedonio Flores e Luis Visca)6 |
Un’altra gentilezza consiste nell’entrare
in pista considerando a quelli che stanno già
ballando, molte volte la donna che è stata
invitata s’interna (a volte velocemente) in
pista mentre il suo futuro compagno di quella “serie
di tanghi” deve inseguirla in mezzo alle coppie
che ballano placidamente, per poter finalmente abbracciarla
e disporsi a ballare. Altre volte è l’uomo
chi si dirige con la donna verso la pista e senza
prestare attenzione agli altri ballerini comincia
il suo ballo spensieratamente e, peggio ancora,
applicando quel passo indietro (chiamato 1 del basico)
molto utile per l’apprendimento ma tanto molesto
in alcune occasioni.
Che il tango è una droga è una frase
senza nessun valore sopratutto per quel che riguarda
il suo uso, ma sembra che in molti casi i suoi effetti
siano come quelli di una droga delle altre, il godimento
dipenderà, almeno in parte, della cura persino
dei minimi aspetti del rito durante il suo consumo.
Così lo sentirono (sebbene non so se lo abbiano
ballato) Canaro quando compose Tango Brujo, o quando
compose il vals Los recuerdos de los tangos dove
dice " . . . su ritmo es un enigma que hace
alegrar o sufrir . . ." " . . . il suo
ritmo è un enigma cha rallegra o fa soffrire
. . .", o Villoldo nel 1913 con El 13 o Luis
Roldán quando scrisse nel 1916 Maldito Tango
(Tango maledetto), e tanti altri.
.
. .A bailar, a bailar
que la orquesta se va . . . |
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"
. . .A ballare, a ballare
che l’orchestra se ne va . . ."
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(A
Bailar, Homero Expósito e Domingo
Federico)7 |
1 Una versione molto nota
è quella di Alberto Castillo con l’orchestra
di Ricardo Tanturi
2 L’autore non conosce la versione
3 Gardel lo registrò magistralmente con le
chitarre di Ricardo, Barbieri e Aguilar a Parigi
nel 6-4-1929 (ci sono due piastre K 12338 e K12338-1)
e dopo con le chitarre di Aguilar y Barbieri il
21-6-1929.
4 Versione . . .
5 Una versione eccellente è quella di Pugliese
con Jorge Vidal
6 Una grande registrazione è quella di Angel
Vargas con l’orchestra di Angel D´Agostino.
7 Si può ascoltare la versione di Troilo
/ Fiorentino.
Daniel Canuti
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